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  • giannitribuzio1

La favola della cicala e della formica - La virtu' della Prudenza

Updated: Sep 9, 2020

Esopo

L'estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un rifugio e senza cibo.

Si ricordò che la formica per tutta l'estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra. Andò a bussare alla porta della formica.


La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio.

- Cosa vuoi? - chiese con aria infastidita.

- Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala. Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve.

- Ma davvero? - brontolò la formica - lo ho lavorato tutta l'estate per accumulare il cibo per l'inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?

- Io ho cantato!

- Hai cantato? - Bene… adesso balla!

La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna.



Interpretazioni di Gianni Rodari

     Alla formica

Chiedo scusa alla favola antica

       se non mi piace l'avara formica.

       Io sto dalla parte della cicala

       che il più bel canto non vende, regala.

    

Rivoluzione

Ho visto una formica

       in un giorno freddo e triste

       donare alla cicala

       metà delle sue provviste.


Dunque .. fino a quando la cicala tende a massimizzare la sua funzione di utilitá nel breve periodo mentre la altra, la formica, lo fa nel lungo periodo non vi é alcuna relazione di scambio


Gianni Rodari vede qui la rivoluzione .... la formica che finisce per regalare parte delle sue provviste in inverno poiche' durante l' estate la cicala le aveva gratuitamente donato regalato il suo canto rendendo meno pesanti le sue giornate.


La prudenza ....prudente é colui che resta fedele alle proprie preferenze ma si espone anche allo altro quale parte mancante e costitutiva dell' io. Il riconoscimento dell'altro non come fine ma come mezzo. La cultura individualista odierna ha eroso il fondamento relazionale dei valori e quindi finisce per segare il ramo su cui é assisa.


Kirkegard diceva che la porta della felicitá si apre versò l' esterno quindi può essere dischiusa solo andando fuori di sé .


T.S. Elliott :

Dov'é la vita che abbiam perduto vivendo ?

Dov'é la saggezza che abbiam perduto sapendo?

Dov'é la sapienza che abbiam perduto mettendo insieme informazioni?





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